L‘anuptafobia, o paura di rimanere single, è una condizione psicologica caratterizzata dalla paura e dall’ansia legate al fatto di rimanere single.
Perché è ancora così diffusa? Cosa ci spinge a sentire il peso del giudizio delle altre persone sulle nostre scelte?
Scopriamo di più in questo articolo.
Questa parola deriva dalle parole greche “an-” (mancanza di) e “nuptiae” (matrimonio), e indica letteralmente la paura di non sposarsi e rimanere da soli.
Si legge dal Rapporto Istat relativo a inizio 2024, sezione “Popolazione e famiglie”: “Le famiglie non tradizionali, che un tempo venivano considerate forme familiari nuove sono, infatti, diventate una realtà sempre più consistente: coppie non coniugate, famiglie ricostituite, single non vedovi e monogenitori non vedovi nel biennio 2022-2023 sono più di 10 milioni e rappresentano quasi il 40 per cento delle famiglie, quasi il doppio rispetto a venti anni fa.
Vivono in queste forme familiari 18 milioni e mezzo di persone, oltre il 30 per cento della popolazione.
L’incidenza maggiore è quella delle persone non vedove che vivono da sole (il 22,4 per cento), seguite dalle famiglie di genitori soli, madri (6,2 per cento) o padri (1,3 per cento) che vivono con i figli senza la presenza di un partner.”
Insomma, nonostante ormai il microcosmo familiare sia radicalmente cambiato anche solo rispetto a dieci anni fa e la presenza massiccia di persone celibi o nubili, con o senza figli, rappresenti una grande fetta della popolazione, l’angoscia di risultare “la zitella della situazione” è ancora molto diffusa.
Le cause scatenanti possono essere diverse e complesse, spesso legate a esperienze personali, sociali e culturali. Vediamo alcuni fattori che possono contribuire allo sviluppo di questa fobia:
Come sottolineato dalla psicoterapeuta Valeria Fiorenza Perris, le relazioni rappresentano per noi motivo di successo e realizzazione personale, ma non sempre in maniera sana: “Spesso, infatti, tendiamo a valutare noi stessi e la nostra vita attraverso degli indicatori di successo: avere una relazione di coppia può essere uno di questi.
Purtroppo, l’idea stereotipata che una vita appagante debba necessariamente includere la presenza di un partner è ancora molto diffusa e può influenzare la nostra percezione del successo e della felicità.”
L’anuptofobia può manifestarsi con una serie di sintomi fisici e psicologici, tra cui:
L’anuptofobia può avere un impatto significativo sulla vita di una persona, influenzando le sue relazioni, il lavoro e il benessere generale; in alcuni casi può portare a depressione, ansia generalizzata e altri disturbi mentali.
Nicoletta Suppa, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa, afferma in merito: “La paura della solitudine può definirsi un’ulteriore causa dell’anuptafobia nella misura in cui la persona non ha sviluppato la capacità di stare sola con sé stessa, avendo costantemente bisogno dell’altro per tenere a bada la propria ansia.
La solitudine viene sperimentata come pericolo, sviluppando sintomo ansiosi e panicanti, oppure come un buco nero da cui non si riesce ad uscire, sviluppando sintomi depressivi. Ansia e depressione possono essere considerati effetti di questa fobia, ma allo stesso tempo anche elementi patogeni.”
Qualora si sospetti di soffrire di anuptofobia, è fondamentale rivolgersi a un professionista qualificato.
Un terapeuta, infatti, sarà in grado di guidare la persona nella comprensione delle cause profonde della propria paura, aiutandola a sviluppare strategie efficaci per superarla.
Sebbene ogni caso vada valutato individualmente, e non esista un approccio universale, sono diverse le tecniche terapeutiche utilizzate che possono rivelarsi particolarmente utili:
Oltre alle terapie specifiche, è possibile adottare alcuni accorgimenti nella vita di tutti i giorni per affrontare questa sensazione di incompletezza e fallimento:
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2026-03-12T16:22:05Z