«La mia storia parte da un episodio preciso: da bambina una maestra ha iniziato a prendermi di mira e, inevitabilmente, anche i compagni hanno cominciato a trattarmi nello stesso modo. Da lì sono iniziati i problemi con il bullismo: mi sentivo diversa, sbagliata, e ho iniziato a chiudermi sempre di più». È da qui che comincia il percorso di una delle giovani fotografe e direttrici creative più interessanti emerse negli ultimi anni.
Lei è Alice Possanzini, fotografa ventiseienne nata ad Ancona e cresciuta a Polverigi. Oggi vive a Milano e lavora come fotografa, ma il filo che lega passato e presente non si è mai spezzato. «Io porto sempre con me le Marche e il mio percorso: le insicurezze di allora sono diventate la mia forza». Anche il nome con cui è conosciuta sui social, I Don’t Like Alice, è una vera dichiarazione. «È un nome provocatorio, perché per anni non mi sono piaciuta: venivo presa in giro per il mio fisico, etichettata come brutta». Da bambina, mentre intorno il mondo diventava ostile, lei cercava rifugio davanti al pc. «Passavo le giornate davanti al computer: lì editavo i miei primi video, sperimentavo, inventavo storie. Era un rifugio, ma solo crescendo ho capito che sarebbe stata la mia forma di espressione».
Il primo atto di coraggio arriva con la scelta delle scuole superiori. «Ho scelto il Liceo Artistico a Fabriano, vivendo in convitto: non è stato facile, ma è stato il mio primo vero riscatto». È lì che Alice comprende che la creatività non è solo evasione, ma possibilità concreta di riscrivere la propria storia. Il passaggio dalle Marche a Milano è fatto di tentativi e porte chiuse. «Ho iniziato a scrivere a diversi influencer per propormi: volevo scattare per loro, creare contenuti, unire fotografia, styling e consulenza social. Molti non mi hanno risposto, altri mi hanno snobbata». Poi la scelta di investire tutto. «Con i miei risparmi sono andata a Milano e, dopo i primi lavori, il passaparola ha iniziato a girare». Alice racconta che oggi alcune delle persone che all’inizio non le avevano dato fiducia l’hanno ricontattata per lavorare insieme. «Io non faccio distinzioni: che tu sia un personaggio famoso o una persona comune, per me sei in primis “una persona”». Ha lavorato con influencer come Elisa Maino, Gaia Bianchi, Federica Scagnetti, Valentina Cabassi. Poi artisti come Artie 5ive, firmando le immagini per gli album La Bella Vita e BIG5, e con creator come Gaia Clerici, per campagne di brand internazionali. Ma rifugge qualsiasi autocelebrazione. «Per me questo conta molto più di qualsiasi nome importante con cui ho collaborato: perché alla fine il valore sta nelle persone e nelle loro storie, non nella fama». Il suo progetto professionale inizia come passione, con il tempo diventa una quotidianità fatta di impegno. Attraverso la fotografia e il contatto diretto, Alice lavora sull’immagine come strumento di consapevolezza. «Si comincia con una consulenza, uno scatto o anche solo una chiacchierata, aiuto chi si affida a me a vedersi con occhi nuovi, ad accettarsi, a sentirsi più sicuro». Al centro c’è sempre la persona, mai il personaggio. Il sogno, se c’è, ha il volto di Rihanna. «Mi piacerebbe, un giorno, chiudere il cerchio e lavorare con lei anche come fotografa». Ma più che la meta, conta il percorso. E il consiglio finale è una sintesi limpida della sua esperienza: «Credere nei propri sogni e in se stessi e non pensare che sia impossibile, e lavorare con sincerità senza optare a scorciatoie che portano sempre guai. Determinazione, costanza e sicurezza». Una lezione che nasce dal dolore e si trasforma con il tempo, in uno sguardo nuovo. Direttamente da dietro la sua fotocamera.
2026-03-14T02:55:42Z